E’ pronta la festa prodiana per l’officina di idee tremontiane

Non è un caso che Romano Prodi sia ospite alla festa per il decennale della Fondazione Edison che si terrà domani a Milano. Per l’occasione sarà presentato il volume “Una Fondazione per le imprese, per il liberalismo socio-economico e per lo sviluppo”. Scritto dagli economisti Marco Fortis e Alberto Quadrio Curzio, ripercorre la storia recente della politica economica italiana attraverso le tesi sostenute dalla Fondazione stessa. di Michele Arnese e Alberto Brambilla
16 AGO 20
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“La Fondazione Edison nasce nella piena consapevolezza che il ‘Sistema dei paesi europei’ è la realtà e l’orizzonte dentro il quale l’Italia si colloca e deve collocarsi”, scrivono Fortis e Quadrio Curzio nell’introduzione del libro edito dal Mulino, casa editrice che ha visto Prodi promotore di diverse riviste. Il Professore bolognese ha traghettato l’Italia verso l’euro ritenendolo un passaggio obbligato per la crescita. Tremonti invece, anch’esso estimatore della Fondazione, dacché era avversario del dirigismo di Bruxelles, si è dimostrato capace, da un lato, di sostenere le esigenze di coesione dell’Ue contribuendo alla creazione del fondo di stabilità europeo. E dall’altro, di pragmatismo della finanza pubblica a favore dell’Italia, convincendo i paesi membri ad introdurre il conteggio del “debito aggregato” (pubblico e privato) nel nuovo Patto di Stabilità. Una proposta che da tempo Fortis sostiene.
Gli intellettuali dell’ente legato a Edison non nascondono simpatie tremontiane: “La Fondazione Edison ha appoggiato alcune importanti misure di sostegno, poi attuate dal governo italiano, a favore delle imprese manifatturiere, come la Tremonti-ter”, si legge nel saggio. Alberto Quadrio Curzio ha poi indicato il ministro come “uno dei quattro punti di forza per resistere” in Europa insieme con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la Banca d’Italia e le realtà industriali dei distretti manifatturieri. Ed è proprio all’economia dei distretti che servirebbe un bagno di realismo, secondo Bill Emmott, editorialista della Stampa, preoccupato per la linea dei ricercatori di Edison che “influenzano la politica governativa” e “celebrano il made in Italy”.
Una visione superata, ha scritto Emmott facendo un parallelo con la Gran Bretagna, dove nonostante il risentimento per la finanza i servizi sono tuttora incentivati. La spinta verso l’economia reale auspicata da Edison non sarebbe sostenibile, nota Emmott, citando il calo delle esportazioni e l’apporto ridotto dell’industria per valore aggiunto rispetto ai servizi. “Emmott dimentica alcune cose fondamentali – dice Fortis al Foglio – la prima è che il peso dell’industria in un’economia non è solo quello diretto nel valore aggiunto ma anche quello generato indirettamente, che in Italia è assai elevato. La seconda è che a differenza della Gran Bretagna, in Italia le regioni più ricche in termini di pil pro capite sono quelle caratterizzate da un maggior peso dell’industria nella generazione del valore aggiunto. La terza è che dove l’industria è fortemente radicata, nonostante la crisi, la disoccupazione resta tra le più basse ed è cresciuta meno, come nel nord-est”.
di Michele Arnese e Alberto Brambilla